Un pochino della materia giustizia me ne intendo perché sono sempre stato appassionato alla filosofia del diritto per tramutarla in un’analisi sociale che mi compete per il lavoro che svolgo.
C’è un acceso dibattito – che strano! – sulla questione della riforma del ministro Nordio che prevede la separazione delle carriere tra magistrati requirenti (i pubblici ministeri) e i giudicanti con una incisiva riforma costituzionale sul punto per addivenire, al di là della separazione delle carriere stesse, ad un diverso criterio di valutazione disciplinare di tutti i magistrati a mezzo di una istituenda Alta corte di giudizio per i magistrati stessi.
Sul punto la riforma è osteggiata dalla magistratura che ha avuto la punta di diamante nelle proteste durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario nelle varie Corti di appello e con uno sciopero clamoroso di detti operatori di diritto che vedono minata la loro indipendenza dal potere esecutivo.
Personalmente ritengo che sia una questione di lana caprina e spiego – ai meno avvezzi del sistema – il perché.
Pacifico è che ci sia lo strapotere dell’Associazione nazionale magistrati che altro non è che il sindacato dei magistrati stessi con tutti i limiti politici di un sindacato, ma è altrettanto vero che non si capisce il motivo per cui gli stessi non debbano avere anche loro dette rappresentanze.
Ora, se da una parte il popolo non ha capito i motivi sottesi alla protesta definendola politica quando in realtà è di merito, in considerazione che non l’hanno capita gli avvocati e quindi figuriamoci gli altri, dall’altra è indubbio che buttarla in caciara spiazza tutti e svilisce la riforma stessa che ritengo inutile.
Tommasi di Lampedusa ne “il Gattopardo” affermava: “Se vogliamo che tutto rimanga com’è bisogna che tutto cambi”.
Questa è la frase centrale della questione in cui si capisce che il problema giustizia non è la separazione delle carriere, ma più semplicemente la carenza dei magistrati e del personale amministrativo laddove la distribuzione degli incarichi non è omogenea in quanto ci sono giovani magistrati che possono avere 50 procedimenti al giorno e altri di altre sedi di Tribunale che ne hanno solo 10.
Ne consegue, in capo ai primi, la necessità di chiudere la giornata dei processi entro una determinata ora prima che finisca il fonico, a motivo del quale la mala distribuzione degli incarichi sul territorio nazionale comporta inevitabilmente che il magistrato che ne ha 50 vada di fretta e non possa approfondire più di tanto la questione per difficoltà oggettive di carenza di tempo e pur percependo lo stesso stipendio di quel magistrato collega che ne ha solo 10.
Altro aspetto ha una visione quasi spirituale, dall’universale al particolare, e può accadere che i magistrati giudicanti siano veri amici del pm, ma ciò non comporta automaticamente la simbiosi delle due posizioni dato che poi – a vedere le percentuali del Ministero della Giustizia – sono alte le percentuali di assoluzioni rispetto alle iniziative dei pm.
Questo perché nella aule di giustizia, che il popolo dei social ha visto solo sui post di personaggi giustizialisti politicizzati di entrambi gli schieramenti, accade più spesso di quel che sembra che ci siano assoluzioni invece di condanne e questo denota che tutto questo appiattimento dei giudicanti alle richieste di condanna dei pm non ci sono, anche se tutti vogliono fa apparire il contrario.
Il problema è, semmai, la errata comunicazione da parte dei magistrati stessi con toni contraddittori come lo sventolare la Costituzione asseritamente calpestata con il disegno di legge approvato al Senato.
Infatti tale esternazione risulta mal digeribile da chi ha subìto gli orrori durante la pandemia Covid in cui gli stessi magistrati si sono appiattiti sul potere statale quando i diritti dei lavoratori venivano sospesi se non vaccinati.
In conseguenza un riferimento alla Costituzione a due velocità che lascia perplesso il popolo italiano e che ha comportato la rottura di quel contratto sociale Stato- popolo.
Ma secondo me la questione è solo una gigantesca furbata governativa per distogliere l’attenzione del popolo stesso sul voto favorevole di gran parte della compagine governativa alla decisioni dell’Unione Europea di fondi per 800 miliardi per riarmarci tutti, quando in realtà si andrà a favorire solo l’industria tedesca in forte crisi occupazionale.
A me non piace molto che i tedeschi si riarmino perché abbiamo un passato, neanche abbastanza lontano, di memoria dei disastri combinati dai tedeschi stessi che sono guerrafondai nell’intimo a cui fa da contraltare il sostanziale pacifismo – se non addirittura menefreghismo – de noantri.
Quindi, in maniera furba, ci si è concentrati sulla separazione delle carriere dei magistrati per far passare sotto traccia la scelta scellerata della “badogliana” Meloni che ha tradito i suoi elettori in merito alla sovranità italiana rispetto all’Europa e sfociando il tutto in mero folclore italico per riaffermare che l’8 settembre 1943 è nel nostro Dna.
Di questa pseudo destra sicuro.